La Water in Fuel Emulsion (WFE) è una delle tecnologie utilizzate per trasferire ai motori a combustione interna (caldaie e turbine) i vantaggi ottenibili dall‘iniezione di acqua, meglio conosciuta come iniezione anti detonante. Negli anni si è constatato che la tecnologia WFE, a causa della instabilità e separazione dell’ emulsione, ha generato corrosione e micro macchie di ruggine nei cilindri e negli iniettori o residui di acqua e carburante nell’olio lubrificante, a causa di una combustione incompleta.

Il nostro approccio è stato di ripensare e riprogettare ciò che veniva fatto nel passato, dal processo di emulsione agli additivi; abbiamo sviluppato una nuova linea di emulsionatori in grado di produrre nano emulsioni (WiFNE) nella quale le goccioline di acqua, avendo dimensioni inferiori al micron, garantiscono stabilità alla emulsione.          

E’ stata prodotta una nuova gamma di additivi riducendo i tensioattivi ed incrementando i componenti per migliorare l’ accensione, la durata della fiamma, la lubrificazione e la protezione del motore.

Anni di studio ci hanno consentito di sviluppare soluzione differenziate per ogni tipo di carburante minerale, vegetale o proveniente da grassi animali.

Il nostro punto di forza è la consolidata conoscenza di carburanti, motori, emulsionatori ed additivi; l’ obiettivo è quello di offrire una soluzione tecnico/economica per ridurre gli inquinanti nei gas di scarico.

Il processo WiFNE garantisce un significativo calo di fumo nero, degli NOx (ossidi di azoto) e delle polveri sia PM  sia PM10 (identifica materiale presente nell'atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro).

Garantisce inoltre una riduzione di CO (monossido di carbonio) e di CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica); il tutto consente la riduzione dei consumi e della manutenzione

La tecnologia WiFNE è applicata a due tipi di motori
-    di piccola potenza (stabile): per trazione ( autotrasporto, ferrovie) o motori di processo
-    di grande potenza (on demand): caldaie o turbine

Grazie alla flessibilità del nostro sistema possiamo formulare e testare diverse miscele di carburanti, per esempio addizionando gasolio per bruciare i residui più pesanti oppure oli vegetali per abbassare le emissioni di CO2 di origine fossile.

La ridotta viscosità dell’ emulsione consente di ridurre la temperatura di iniezione, inoltre nelle caldaie possiamo eliminare l iniezione di vapore aumentandone il quantitativo disponibile per la produzione di calore o corrente elettrica.

Le tecnologie di smaltimento dei rifiuti industriali rappresentano una delle problematiche più sentite e dibattute a livello ambientale; i processi tradizionali risultano spesso molto costosi e poco sostenibili, senza considerare che possono loro stessi produrre residui durante i processi.

Tra le tecniche innovative potenzialmente impiegabili, risulta oggi molto promettente l’utilizzo di microorganismi, tra cui i funghi in particolare (mycoremediation):  non solo perché si svolge nel pieno rispetto dell’ambiente e degli ecosistemi ma anche perché, richiedendo minor energia, può diminuire notevolmente i costi di lavorazione rispetto ai metodi classici.

I funghi possiedono una grande capacità adattativa a condizioni ambientali estreme (scarsità di nutrienti, pH molto acidi o basici, presenza di elementi tossici), che li rende in grado di sviluppare strutture di resistenza e di rispondere sia attivamente sia passivamente alla presenza di alte concentrazioni di inquinanti.

Se applicate alla depurazione di reflui e fanghi industriali contaminati da metalli tossici, le tecniche di mycoremediation possono condurre anche ad una successiva estrazione selettiva dei metalli stessi (mycoextraction), riducendo  il problema dello smaltimento e aprendo nuovi scenari e prospettive nell’ambito del recupero di materie prime.

Lo zinco (Zn) in particolare, metallo di transizione, insolubile nella suo forma metallica, ma estremamente solubile come solfato, rappresenta uno degli elementi sicuramente più abbondanti nei fanghi industriali; considerato il suo valore economico sono in corso avanzato da parte nostra studi per la messa a punto di un processo biotecnologico per il suo recupero e reinserimento nel mercato come materia I seconda. Inoltre, attraverso la realizzazione di bioreattori, questo processo potrà divenire applicabile a livello industriale, permettendo anche l’ulteriore smaltimento di rifiuti organici (es. scarti e rifiuti da industrie alimentari), che potranno essere utilizzati quali substrato di crescita per la biomassa fungina stessa  che verrà così incentivata e favorita nello svilupparsi attivamente in condizioni di elevata tossicità.

Nel Laboratorio di Micologia dell’Università degli Studi di Genova sono stati realizzati numerosi studi, relativamente all’isolamento, identificazione e selezione di ceppi fungini tolleranti e accumulatori di metalli eco tossici, tra cui lo zinco, a partire da suoli e fanghi minerari: inoltre sono in corso test su altri metalli  (500 ppm di Ni, 300 ppm di Ag, 400 ppm Cu).


Questi studi si basano sul presupposto che isolare organismi autoctoni (a partire dal tipo di rifiuto stesso) permetta l’ individuazione di ceppi particolarmente adattati a vivere in quelle determinate condizioni ambientali estreme che quindi risultino più efficienti nella crescita e nelle capacità di accumulo dei contaminanti considerati.


Biological augmentation (aggiunta di microorganismi per accelerare la velocità di degradazione di un contaminante in suoli/acque)
I funghi, in qualità di organismi estremofili e pionieri, spesso riescono a insediarsi e sopravvivere in un sito contaminato favorendo l’instaurarsi dei cicli biogeochimici e, di conseguenza, la riattivazione dei processi pedogenetici. In particolare i funghi autoctoni sono in grado di abbattere meglio di tutti i rifiuti di un determinato sito: tuttavia quando la quantità di rifiuti è eccessiva hanno bisogno di aiuto per aumentare le prestazioni e continuare ad abbattere le sostanze inquinanti. La bioaugmentation favorisce la proliferazione dei microfunghi al fine di rompere senza intoppi alcuni composti tossici: quando un microfungo viene aggiunto nell'area contaminata è in grado di migliorare la qualità del substrato stesso.

Questo tipo di trattamento può portare alla decontaminazione delle acque reflue industriali, al miglioramento dei sistemi di trattamento biologico dei rifiuti agricoli  e dei suoli industriali contaminati (miniere, raffinerie ecc.). Di solito i passi prevedono lo studio delle specie autoctone fungine presenti nel luogo per determinare una biostimolazione ad hoc. Se le specie autoctone non hanno le capacità metaboliche per eseguire il processo di bonifica, vengono introdotte specie alloctone con tali capacità note.

Abbiamo stipulato una convenzione con il Laboratorio di Micologia dell'Università di Genova DISTAV.

Il biodiesel è il carburante prodotto dalla miscelazione di gasolio (di origine minerale) con un additivo di origine vegetale.

La parte biologica additivata al gasolio è costituita dagli esteri metilici degli acidi grassi (FAME) e deriva principalmente dalla spremitura di semi delle piante oleoginose come colza, girasole, soia, olio di palma. Con il recepimento della Direttiva Europea 2003/30/CE è stato approvato nel 2010 l’aumento della percentuale di “biocarburante” nel gasolio fino al 7 %: con questa concentrazione si manifesta con maggior frequenza negli erogatori il fenomeno dell’intasamento dei filtri in quanto il biodiesel in presenza di acqua può provocare la crescita dei residui organici nelle tubazioni e nei serbatoi.

Per risolvere questo problema abbiamo studiato un additivo di nuova formulazione: BHP.

Questo prodotto, al 100% italiano, è in grado di bloccare la presenza di funghi e batteri nel gasolio.

Prima di qualunque intervento operativo è necessario prelevare un campione di gasolio ed effettuare una analisi chimica per rilevare la presenza dei batteri, lieviti e muffe secondo la norma IP 385/99; a seconda dei valori di u.f.c./l (unità formanti colonia/per litro) trovate si potrà intervenire con i dosaggi più corretti per la eliminazione del problema.
BHP è un prodotto è concentrato e va aggiunto a seconda della contaminazione rilevata nel gasolio che avrà tre livelli:

 

lieve da 0 a 400 ufc/l 
media da 401 a 1000 ufc/l 
grave oltre 1000 ufc/l

          

Qualora fosse necessario bonificare il serbatoio è opportuno applicare  le seguenti procedure:

•    Scollegare le tubazioni dall’erogatore ed effettuare il flussaggio (lavaggio in controcorrente) della linea fra l’erogatore ed il serbatoio

•    Aprire il passo d’uomo del serbatoio , aspirare le morchie e le acque presenti sul fondo, bonificare “a gas free” il serbatoio e asciugare  le pareti; quindi versare il biocida nel serbatoio, a seconda della capacità del serbatoio, prima del carico

•    Chiudere il serbatoio, sostituire il filtro dell’erogatore, ricollegare la linea di carico

•    Effettuare analisi mensili dei tre parametri del gasolio

In alternativa alla bonifica siamo in grado di fornire due attrezzature:

-    sistema carrellato per la filtrazione del gasolio (pv 1)

-    dosatore  in continuo, con controllo in remoto, per il rilascio del biocida

I requisiti che il gasolio di origine minerale deve soddisfare per essere venduto sono definiti a livello europeo dalla specifica di riferimento EN 590, recepita in Italia come UNI EN 590.

Le caratteristiche del gasolio che hanno un impatto ambientale (per es. il contenuto di zolfo) sono state definite dall'Unione Europea nella Direttiva 2009/30/CE.

Il contenuto di zolfo è un parametro molto importante: rappresenta un forte inquinante e col tempo si è proceduto a una sua continua riduzione per ragioni ambientali. Questo metallo risulta però responsabile del potere lubrificante del gasolio e per questa ragione, se ne viene diminuita la quantità, devono essere introdotti additivi.

Con la norma EN 590 è stata introdotta la possibilità di aggiungere al gasolio di autotrazione un massimo del 7% di biodiesel vegetale più propriamente detto FAME (Fatty Acid Methyl Esters,), che consiste in una miscela di esteri ottenuti mediante un processo di trans-esterificazione di acidi grassi di origine vegetale con alcol etilico o metilico. All’interno del gasolio vi possono essere contaminanti: il principale è l'acqua, molto dannosa per tutto il sistema di alimentazione.

L’acqua, infatti, oltre a non essere combustibile, non è assolutamente in grado di mantenere la lubrificazione del sistema di alimentazione provocando ruggine, usura precoce di pompe e iniettori. Nella specifica di riferimento EN 590 viene fissato il contenuto massimo di acqua  (inferiore a 200 mg/kg, ossia inferiore allo 0,02%).

Di rilevante importanza è la contaminazione batterica del gasolio. Quest’ultimo rappresenta un substrato favorevole alla crescita di batteri, muffe e lieviti. L'aggiunta del 7% di biodiesel, permessa secondo specifica di riferimento EN 590, ha causato un aumento del problema, in quanto la percentuale di biodiesel porta con sé "substrato organico" vegetale che permette una molto rapida riproduzione di microorganismi. Il fenomeno naturale a cui è più soggetto il carburante, e che incide sulla sua qualità, è l’insorgenza di una contaminazione microbiologica dovuta allo sviluppo di microrganismi in massima parte di origine fungina e batterica. Tale contaminazione si manifesta attraverso la formazione di masse più o meno mucillaginose ; tali masse sono alla base di fenomeni di corrosione  del filtro, di guasti alla pompe e della scarsa qualità del prodotto. L'acqua entra in vari modi (ad es. per infiltrazioni di pioggia  e condensa sulle pareti). I microrganismi proliferando producono biofilm solvente resistenti e oleofilici che possono portare all’occlusione dei filtri degli erogatori, dei sistemi di alimentazione dei motori e a possibili fenomeni di corrosione delle pareti in ferro.

Tra i microrganismi che possono svilupparsi nel combustibile il più diffuso è il fungo filamentoso Amorphotheca (=Hormoconis) resinae volgarmente indicato con il termine di "bug diesel". Si tratta di un fungo che ben si adatta a vivere nel carburante diesel e per svilupparsi necessita di una minima quantità di acqua. Crescendo insieme a batteri e ad altri tipi di funghi, in particolare alcuni lieviti, può causare problemi nei serbatoi, di solito agendo come consorzio sinergico.

L'obiettivo del nostro test multi-approccio è quello di fornire in tempi rapidi uno screening del campione di carburante contaminato per una valutazione rapida e precisa del livello, della quantità e della qualità della contaminazione. Tale valutazione è indispensabile per poter intervenire con adeguati prodotti, a dosaggi controllati, necessari alla bonifica o sanificazione del carburante stesso. Il test consta di diverse fasi attraverso le quali è possibile fornire dati quantitativi sulla contaminazione presente (concentrazione dei microorganismi presenti) ma se necessario anche qualitativi (tipologia di microorganismo). In tal modo la scelta della tipologia e delle quantità di prodotto da additivare verranno effettuate consentendo sia un risparmio in termini economici sia la limitazione dell’uso indiscriminato di prodotti impattanti con il comparto ambientale e potenzialmente pericolosi per la salute umana.

Il test si avvale di una metodologia di misurazione capace di fornire risultati basandosi su di un sistema di lettura e calcolo della concentrazione sporale e conidica dei microorganismi presenti.
L’interpretazione dei dati viene fornita come segue:
> CONDIZIONE DI NORMALITA’ (contaminazione lieve): 0-400 ufc/l
> CONDIZIONE DI ALLARME       (contaminazione media): 401-1000 ufc/l
> CONDIZIONE DI PROSSIMO BLOCCO DEI FILTRI (contaminazione grave): > 1000 ufc/l

 

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Siamo una start up attiva nel settore bio ambientale e sviluppiamo nuove soluzioni tecnologiche per fornire un servizio "su misura” per i nostri clienti.

Operiamo in tutta Italia con due linee di attività.

Biocida per la pulizia del gasolio: forniamo un sistema completo per la definitiva rimozione dei funghi dal biodiesel ammalorato nei serbatoi dei punti vendita ret e marina. Il programma di intervento comprende analisi,  fornitura del biocida, filtrazione del gasolio, additivazione con il nostro dosatore automatico.

Biorisanamento con micostimolanti: risolviamo problemi ambientali con l’applicazione dei microorganismi fungini, presenti nei terreni e nelle acque. Quella che proponiamo è una biotecnologia innovativa e promettente non solo perché si svolge nel pieno rispetto dell’ambiente e degli ecosistemi ma anche perché, richiedendo minor energia, diminuisce notevolmente i costi rispetto ai metodi classici. Diverse ricerche dimostrano che i funghi possiedono una grande capacità adattativa a condizioni ambientali estreme (scarsità di nutrienti, ph molto acidi o basici, presenza di elementi tossici, etc.), che li rende in grado di resistere e proliferare anche in presenza di alte concentrazioni di inquinanti, garantendone un’efficace azione degradativa o di accumulo.


I nostri valori.

  • continua innovazione: consideriamo la ricerca uno dei nostri punti di forza e la valutiamo come una delle nostre principali competenze
  • qualità: ci impegniamo a fornirvi la soluzione tecnicamente migliore alla migliore condizione economica
  • gruppo di lavoro affiatato: corsi di aggiornamento ed interventi in campo creano un forte spirito di affiatamento nella nostra squadra
  • soddisfazione del cliente: la totale soddisfazione del cliente è il nostro principale target.

 

 

 

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