mushroom 3051519 340Sulla rivista americana on line “mother nature network” è apparso un articolo della giornalista Starre Vartan riguardante l’ applicazione dei funghi nell’ industria (link è presente al fondo pagina).

Ptech è lieta di segnalare che anche in Italia i microfunghi stanno trovando impiego nei processi per il risanamento di terreni inquinati da idrocarburi e/o metalli pesanti (quali zinco e nichel).

I funghi sono organismi microbici suddivisi in cinque categorie: le prime tre sono costituite da organismi unicellulari oppure da ife parzialmente differenziate e classificate come citridi (degli ambienti acquatici), zigomiceti (muffe che crescono su sostanze o parassiti in decomposizione) oppure glomeromiceti (che vivono in simbiosi con le piante).

Le altre due categorie sono gli ascomiceti, che includono saccaromiceti e lieviti (ad esempio le specie Aspergillus e Penicillium) e i basidiomiceti, che contano circa trentamila specie, inclusi i funghi mangerecci ma anche organismi come le ruggini.


Da mercoledì 22 novembre 2017 inizierà presso un punto vendita in provincia di Novara una nuovo servizio:: verrà additivato il biocida pb7al biodisel, mediamente “sporco”, al quale sono state effettuate analisi specialistiche per la ricerca delle u.f.c. (unità formanti colonia).

Lo scopo è di debellare i funghi e consentire una corretta combustione sia per i motori delle le auto sia per quelli dei mezzi pesanti.

Funghi, lieviti e batteri contenuti nel diesel intasavano i filtri dell’erogatore e ciò stava creando problemi al gestore nella fase manutentiva.

Il test avrà una durata di sei mesi: se ritenuto soddisfacente ed economico verrà prolungato per un anno fino alla fine del 2018.

L’ obiettivo che cliente ci ha chiesto di raggiungere è di risanare un’area di mq. 2500 ca nella quale nel passato era attivo un punto vendita carburanti; nella zona satura sono presenti metalli pesanti (ad es. piombo) ed idrocarburi (IPA) a livelli importanti.

In questa prima fase abbiamo provveduto a prelevare campioni di terreno in profondità; presso il laboratorio di Micologia della Università di Genova verranno svolte analisi “micologiche” allo scopo di ricercare quali sono i funghi presenti nel terreno (autoctoni) e qual è la soluzione per accrescerne la capacità distruttiva verso metalli ed idrocarburi.

 

Con il termine bio remediation si fa riferimento ad una delle tecniche più utilizzate per bonificare i siti contaminati: il processo è basato sulla rapida evoluzione dei microrganismi, dovuta al loro breve ciclo di riproduzione, che gli consente di usare la fonte alimentare più accessibile: i rifiuti industriali presenti nel terreno.

L'innovazione che proponiamo utilizza, per il risanamento dei terreni contaminati, non microrganismi, ma la comunità fungina presente (autoctona): lo scopo dei nostri progetti è applicare la capacità di degradazione dei micro funghi agli idrocarburi complessi ed ai metalli pesanti nel suolo per portare il valore dell’ inquinamento entro i limiti di legge (colonna A e B del D.L. 152/2006).

A tale proposito, per avere la certezza di dare un valore alla nostra proposta, abbiamo impostato una serie di test applicando le seguenti procedure operative per gli IDROCARBURI.

- sono stati riempiti dei contenitori trasparenti in pvc con kg. 25 di terreno

- sono stati individuati tre tipologie di terreno naturale sabbioso/ghiaioso argilloso

- i terreni sono stati contaminati con una miscela di idrocarburi leggeri e pesanti ad una concentrazione di 3000 ppm. ca

- sono stati individuati due tipi di funghi - sono state utilizzate due concentrazioni di funghi.

Per completare la prova sono state create tre contenitori di terreno pulito (bianco) per controllare l’andamento del terreno non trattato.

Da oggi inizia presso un'area di servizio in provincia di Milano una importante sperimentazione del biocida pb7: verrà additivato al biodisel, attualmente “sporco” nel quale sono state effettuate analisi specialistiche per la ricerca delle u.f.c. (unità formanti colonia) che hanno rilevato la presenza a livelli di inquinamento “lieve”.

Lo scopo è di far scomparire i funghi e consentire una erogazione/vendita normale del prodotto.

Funghi e batteri contenuti nel diesel in breve tempo intasano i filtri dell’ erogatore e ciò crea problemi al gestore nella fase manutentiva.

Il test avrà una durata di tre mesi e, se ritenuto soddisfacente ed economico, verrà esteso ad altri impianti della società petrolifera.

La ptech impegna sempre molte risorse nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, e anche questa sperimentazione permetterà di comprenderà le potenzialità di nuove tecnologie ambientali.